Margherita

Sentivo un freddo agghiacciante che assiderava le mie mani, e spesso rendeva il cammino un disagio interminabile.
Allo stesso tempo camminavo senza fermarmi, eccitata all'idea di arrivare, con orgoglio schiacciavo ogni sofferenza.
Il paesaggio era spettrale, magico, soprattutto nelle giornate di nebbia in cui sembrava di calare in un mondo immaginario sospeso e lontano chilometri dalla civiltà.

Non c'erano rumori, e quelli che sentivo erano delicati, quasi impercettibili. Suoni che assomigliavano a respiri, forze della natura che ci immergeva.
Ogni angolo di terreno era brulicante di vita e i colori sfumati rendevano il cammino continuamente diverso e vario.

La nebbia claustrofobica rendeva impossibile vedere la persona avanti, sembrava quasi di camminare sopra il mondo circondati da nuvole. Era meraviglioso, uno spettacolo naturale incredibile.
Dopo ore di cammino il mio unico desiderio era arrivare alla meta immergermi in una doccia calda, vedere dove avrei dormito e potuto mangiare.

La sera più piacevole è stata quella quando abbiamo dormito nel rifugio alpino, tutti insieme davanti al fuoco.
Eravamo orgogliosi e increduli lungo percorso che avevamo fatto, provavo un'enorme soddisfazione.
I giorni successivi era come se da settimane portavo avanti questa vita, la fatica era sempre presente, ma contemporaneamente mi sentivo molto più a mio agio nel bosco, nei sentieri allagati dalla pioggia e a volte impraticabili.

Tutti duravamo fatica e insieme ci lamentavamo, distrutte, ma divertite. Camminando non pensavo a nulla, mi guardavo intorno frugando paesaggio qualche meraviglia da osservare.
Ho visto luoghi creati cosi perfettamente dalla natura da sembrare costruzioni studiate e progettate, in altri io immaginavo un'installazione che senza disturbare il paesaggio arricchisse la creatività già presente.

Mi trovavo davanti a un piccolo colle dove l'erba era cosi verde che la luce del sole risplendeva come se fosse di colore artificiale.

Intorno era circondata da rovi e arbusti scuri e contorti, che creavano una corona spinosa. Io ho immaginato una mezza sfera al centro della collina, di vetri trasparenti colorati delicatamente.
I vetri li avrei saldati tra loro con fili di acciaio inossidabile. Simile a una serra avrebbe permesso alla luce di entrare.

Margherita Primi

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