Lasciamo dietro di noi
ogni legame con la realtà, con la quotidiana.
Piano, piano scompaiono tutti i rumori metallici. Le case sempre più rade
si amalgamano al verde dell'erba a sparire.
Ora siamo soli, noi e la natura, noi con le nostre possibilità di attraversare
ogni suo particolare. Quanti odori, quanti rumori, quante luci.
Ogni sentiero, ogni albero, ogni paesaggio ci nasconde della vita, appena
percepibile, ma carica di energia.
Mi piace pensare di essermi addentrata in un mondo che è in continuo movimento
che nasconde tanti segreti.
Le nostre orme si confondevano con quelli di tanti animali che come noi
avevano respirato quegli odori, avevano visto quei colori. Chi sa quanti
occhi ci hanno spiato, chi sa quante ombre ci hanno seguito.
Quante cose che nel quotidiano apparivano trasparenti durante questo viaggio
diventavano fondamentali; il freddo diventava un terribile nemico da sconfiggere
con lo zucchero, la cioccolata e qualsiasi altra cosa che desse energia.
Il cibo diventava qualcosa di prezioso, una ricompensa per la fatica durata
nei lunghi percorsi.
E' stato bellissimo camminare nei boschi bagnati, il terreno emanava un
forte odore di terra umida e gli alberi si illuminavano con i colori accesi
delle foglie.
La mia fantasia è ancora legata all'immagine del bosco coperto di nebbia;
tutto si trasformava in una scenografia per la rappresentazione di un
sogno o forse di un incubo; mi sembrava di camminare in un luogo irreale,
gli alberi scuri apparivano dalla fitta nebbia come fossero delle grandi
mani e sembrava quasi di essere sollevati dal mondo che spariva nel grigio.
Immaginavo tanti drappi appesi agli alberi come fossero delle vesti, dei
mantelli. Li immaginavo lunghissimi fino ad intrecciarsi sul terreno bagnato,
formato dalle rocce, dalle radici, formando dei nascondigli per chiunque
avesse voluto nascondersi.
Ho provato molte sensazioni: malessere, benessere, gioia, tristezza, freddo,
sconforto. Ed per questo che mi sono sentita completa, mi sono sentita
viva.
Ogni malessere era da combattere, ogni sconforto andava superato.
Mi sono sentita molto forte, sentivo il mio corpo carico di energia, ho
capito di poter fare anche quello non avrei mai pensato di portare in
fondo.
Ogni paesaggio si presentava diverso. C'erano, sotto le colline dove camminavamo,
tanti pascoli o campi incolti che interrompevano il bosco dando un po'
di respiro al paesaggio.
I campi arati davano la sensazione di stoffa, forse velluto e si contrapponevano
ai forti verdi e gialli delle foglie degli alberi.
I sentieri nelle foreste si muovevano velocemente tra i forti tronchi
degli alberi, era un sentiero appena accennato, sembrava appena tracciato
per noi, cosi m'immaginavo la foresta che si i richiudeva dietro di noi
cancellando ogni traccia.
Proprio in un angolo di questi boschi così misteriosi e fitti di alberi
mi sono immaginata una sorpresa per ogni viandante che un giorno passerà
di lì.
Nel luogo più esposto alla luce, dove gli alberi diventano meno fitti,
imponente quasi come un Dio della foresta, farei sorgere una sagoma di
un gigante. Un grande uomo in marmo chiaro seduto su una roccia sempre
in marmo. Con il tempo la pioggia, le foglie, la terra dovranno renderlo
parte della natura. Dovrà stupire, dovrà impaurire il viaggiatore che
già impregnate di azioni arriverà sotto i piedi di questo grande uomo
alto quattro metri e largo tre metri (circa).
Anna Primi
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